Leadership

Leadership E-motivazionale: Coordinare Persone, non Solo Attività

Maggio 2026·5 min lettura·di Alessandro Frassanella Midolo

C'è una parola che uso spesso parlando di coordinamento, e che nel vocabolario non esiste: e-motivazionale. Non è un refuso, è un programma. Motivare e, insieme, emozionare: trasmettere energia, non solo istruzioni. Perché coordinare un gruppo di persone verso un obiettivo comune non significa solo comunicare un programma o assegnare compiti — significa trasmettere il senso di urgenza quando serve, e la fiducia che lo sforzo richiesto valga il risultato.

Coordinare è un lavoro "viscerale"

In cantiere capita continuamente di lavorare fianco a fianco con persone di cui non si conosce la storia, il carattere, ciò che le motiva davvero. Eppure, in tempi molto brevi, bisogna costruire un clima di collaborazione che normalmente richiederebbe mesi. Il cantiere è, per sua natura, un'organizzazione temporanea: si forma per la durata dei lavori e poi si scioglie. Chi coordina non ha il lusso del tempo.

La fiducia "rapida" nei team temporanei

In contesti come questo, la fiducia non può crescere lentamente come in un'azienda strutturata. Deve formarsi rapidamente, attraverso segnali concreti: coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, presenza sul posto nei momenti difficili, disponibilità ad ascoltare, capacità di assumersi le responsabilità quando serve. È quella che altrove viene chiamata fiducia rapida (swift trust): non sostituisce la fiducia profonda che nasce nel tempo, ma permette a un gruppo eterogeneo di funzionare bene fin dai primi giorni.

Tra moderazione e fermezza

Creare empatia, ascoltare, costruire rapporti umani: sono gli elementi che permettono a un ambiente di lavoro di reagire positivamente anche nei momenti di difficoltà — quando serve chiedere uno sforzo in più, magari non previsto, magari scomodo.

Empatia non significa assenza di fermezza: un coordinatore troppo accomodante perde autorevolezza, e un gruppo senza punti di riferimento chiari diventa più fragile, non più collaborativo. La competenza sta nel modulare — fermezza quando la situazione lo richiede, ascolto e flessibilità quando è possibile.

Saper distinguere i momenti in cui serve l'uno o l'altro registro — la routine non è l'emergenza — è una capacità che si affina solo con l'esperienza, ed è ciò che separa chi dirige sulla carta da chi guida davvero un cantiere. Ne ho parlato anche a proposito delle decisioni rapide in cantiere.

Una squadra che diventa famiglia

Col tempo, un gruppo di lavoro che condivide difficoltà, decisioni rapide e soddisfazioni per gli obiettivi raggiunti finisce per assomigliare a una famiglia: si creano legami, ci si conosce davvero, si impara a fidarsi reciprocamente anche nei momenti complicati. Gestire questo legame con metodo — sapendo che le persone non sono solo "risorse", ma professionisti con le proprie competenze e motivazioni — è parte integrante del coordinamento di cantiere quanto il controllo di costi e tempi. Ed è quello che, alla fine, fa la differenza tra un progetto portato a termine e un progetto portato a termine bene, insieme a persone che lo rifarebbero.

← Torna al blog